Ma in Italia esiste davvero un problema di diseguaglianza del reddito?

C’è voluto un dibattito avuto qualche giorno fa con un mio amico per farmi tornare a bloggare dopo praticamente due anni.

Il tema della discussione era centrato intorno alla diseguaglianza. Secondo l’amico, la diseguaglianza (intesa come diseguaglianza in termini di reddito) è un problema fondamentale per l’Italia attuale e un governo di centro sinistra fa bene ad inserirlo come primo punto nella sua agenda di governo attraverso l’utilizzo di una (eventuale) patrimoniale.

A questo punto sono andato a vedermi i dati. Generalmente la diseguaglianza nel reddito si misura tramite l’indice di Gini che assume valori tra 0 ed 1 (0 massima uguaglianza, 1 massima diseguaglianza). Questi sono i dati relativi al 2011

Indice di Gini – 2011

Image

Fonte: Eurostat.

Come è possibile vedere in Italia l’indice di Gini è leggermente più alto alla media Europea ed è più basso di paesi come Spagna e Regno Unito. Interessante anche vedere l’evoluzione dell’indice negli ultimi anni in Italia:

Indice di Gini – Italia 

ImageFonte Eurostat

Dopo un calo avvenuto nel 2008, l’indice appare in risalita, ritornando a valori in linea con la media storica.

Cosa concludere dall’analisi di questi grafici? A mio avviso, il problema dell’inegualità esiste ma non è così pronunciato come alcune dichiarazioni di alcuni esponenti del centro sinistra lasciano intendere. Tutto ciò è perfettamente giustificabile dal fatto che, si sa, un tema come questo è sempre di grande attualità in periodo elettorale. Questo non significa che il problema dell’ineguaglianza non esista, anzi.

Semplicemente la diseguaglianza non è tanto nel reddito ma piuttosto generazionale. Sono i giovani (e le donne!) ad essere maggiormente discriminati oggi in Italia. Basta con questi discorsi di ricchi contro poveri tipicamente portati avanti da gente ancora arroccata nella loro torre ideologica.

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9 risposte a Ma in Italia esiste davvero un problema di diseguaglianza del reddito?

  1. Appunto, gli unici paesi con più disuguaglianza dell’Italia sono quelli ex sovietici, gli altri Pigs e la Gran Bretagna, che notoriamente ha una delle società più classiste d’Europa. E dall’inizio della crisi la disuguaglianza si è accentuata. Mi pare che il mio discorso sia confermato in pieno 😀

  2. raffaelesaggio ha detto:

    Lore stai vedendo il dito e non la luna. Non è l’indice di Gini il dato drammatico in Italia oggi ma partecipazione al lavoro femminile, tasso di disoccupazione giovanile, tasso di natalità, etc. Lì il confronto con l’Europa è drammatico, non il coefficiente di Gini.

    Poi, ripeto, esiste un problema di diseguaglianza, ma non puoi pensare di risolverlo tagliando in modo diverso una torta ormai minuscola. Bisogna far crescere la torta, ovvero creare reddito in modo virtuoso, ad esempio attraverso una riduzione della pressione fiscale sul reddito da lavoro e d’impresa. I soldi per fare questo non bisogna prenderli da una misura di pura natura recessiva (oltre che distributiva) come la patrimoniale bensì attraverso l’alienazione del patrimonio pubblico.

    This is the way.

  3. F. Ant ha detto:

    Concordo al 100 per 100 con il dott. Saggio. Basta continuare a far cassa con nuove imposte, che si chiamino patrimoniali o altro poco importa. Bisogna continuare sul percorso intrapreso del taglio della spesa pubblica e ahime iniziare un percorso ancora non battuto: alienazione di beni pubblici (largamente intesi) per ridurre Irpef e Irap in modo consistente. Sarebbe la miglior azione di politica economica possibile anche per le classi meno abbienti.

  4. Milena Guarda ha detto:

    1) Le sole Bulgaria e Romania , tra i paesi ex comunisti, hanno un indice Gini a livelli alti e il fatto trae origine probabilmente dalle loro economie agricole . Gli altri, dove era avviata una industrializzazione, presentano llvelli vicini o parecchio inferiori a quelli italiani .
    2) Bene integrare le considerazioni sulla disuguaglianza del reddito complessivo con quello del reddito generazionale sia nel senso di giovani / vecchi , che di giovani “ricchi/poveri” e soprattutto
    con gli altri coefficienti ( disoccupazione, istruzione, ecc…) .
    La torta è minuscola ; come ingrandirla e come impiegare gli “ingrandimenti” ? Non vedo possibile tagliare ulteriormente la spesa pubbllca sul versante occupazionale sino a quando non si sono creati posti di lavoro alternativi , ma solo sulla moralizzazione delle spese per materiali di consumo e strumentazioni . Necessaria la vendita ,ma non la svendita di beni pubblici. Necessaria , con molte cautele ( trasferimento all’estero , quozieniti molto alti ) una patrimoniale .
    Impiegherei in 3 voci : cultura ( ambientale , anticonsumistica , scolastica) e caccia alla macro evasione , ma non sono un’economista .

  5. raffaelesaggio ha detto:

    Patrimoniale così non ha senso ed è economicamente una follia con l’attuale pressione fiscale in Italia. Se la vuoi mettere allora devi prima ridisegnare tutto il sistema di imposte in Italia, mettendo aliquote bassissime sul reddito per incentivare i flussi (e quindi la crescita) e poi aggiungi se mai una patrimoniale. Ma se non cambi il sistema d’imposte, in un paese con la pressione fiscale al 45,5%, aggiungi al sistema già in funzione una patrimoniale che si somma ad IMU (che di fatto è già una patrimoniale) e alle imposte, altissime, sul lavoro (altro dato drammatico che abbiamo in Italia rispetto all’Europa) allora non andiamo da nessuna parte. BISOGNA RIDURRE LA PRESENZA DELLO STATO! Nessuno ne parla, tutti ne hanno paura. E intanto lo Stato partorisce dei Mostri come la vendite di Snam rete Gas alla Cassa di depositi e prestiti (una nazionalizzazione in pratica, come scrivono Alesina e Giavazzi oggi sul Corriere) ma soprattutto Alitalia dove la prospettive sembrano due 1. Il fallimento 2. L’entrata in scena di FS, così l’Italia sarà il primo paese a monopolizzare sia i treni che gli aerei. Che schifo.

  6. Milena Guarda ha detto:

    D’accordo sulla necessitá di riformare il sistema della tassazione ,ma facendo salda la progressività e investendo nella ricerca dei grandi evasori . La cultura di un paese
    cambia lentamente , a meno di catastrofi , ma già oggi l’atteggiamento degli Italiani è cambiato difronte agli evasori e anche alla raccolta dei rifiuti .
    Nessuna persona di medio buon senso può auspicare ulteriore difesa dell’Alitalia , come patrimonio nazionale; ci basta quello finale fatto da Berlusconi e iniziato dai governi precedenti .

  7. Alberto.Allegrucci ha detto:

    L’articolo è interessante, vorrei il suo parere su due domande che mi son posto durante la lettura:
    1)Ho letto qua e là che non c’è evidenza che la disuguaglianza di reddito sia dannosa per l’economia, intesa come crescita, corrisponde al vero?
    2)Seconda cosa e ben più importante, come incide l’evasione fiscale sul calcolo dell’indice di Gini?

  8. RobertoS ha detto:

    2) non è inclusa di sicuro!
    Gini = 1 anche se siamo tutti poveri in canna… ..e su quell’indice non incide nemmeno il numero di disoccupati.
    ..scusate, ma io pago volentieri i miei 400 euro di IMU visto che il riccastro che abita vicino a me ne paga 11.000.
    Comunque secondo me altre patrimoniali non le faranno; ma ve lo immaginate che cotanti deputati e senatori, detentori di notevoli patrimoni, votino favorevolmente una qualsiasi norma che introduca la patrimoniale ?
    ..ma come, si fanno tante cose perchè tutti in Europa le hanno , e invece la patrimoniale non si fa?
    Aggiungo che un rappresentante di SEL mi ha confermato che secondo lui è giusto che le case delle vacanze non vengano tassate a quel modo.. perchè uno poverino dopo 30 anni di lavoro si è preso la casa al mare e in montagna e le tasse le ha già pagate.
    Ma chi difendono quelli di SEL? non certo gli operai da 1.200 euro al mese che col fischio dopo 30 anni di lavoro si sono comprati la terza casa ..
    bah..

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