Dialogo su una Nazione in Declino: Intervista a Michele Boldrin

Come dice l’introduzione del mio ultimo articolo (scritto con Fabrizio Valenti), la scorsa settimana ho avuto la fortuna di intervistare (e conoscere) Michele Boldrin davanti ad un bel bicchiere di chinotto. Una esperienza notevole sotto molti di vista. Forse anche un pò scoraggiante perchè, come si capisce dall’intervista, la visione di Boldrin sull’Italia è decisamente pessimista. Non a caso, Boldrin ha chiuso l’intervista chiedendo a me e a Fabrizio se avevamo i passaporti in ordine così da scappare dall’Italia non appena possibile. Cosa che ovviamente farò a partire dall’anno prossimo.

Ecco il link all’intervista:

Dialogo su una nazione in declino: Intervista a Michele Boldrin di Raffaele Saggio e Fabrizio Valenti

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7 risposte a Dialogo su una Nazione in Declino: Intervista a Michele Boldrin

  1. lorenzobiondi ha detto:

    Mi devi spiegare sta cosa di RomaTre… (L’unica cosa che capisco è che la Potestio ha votato contro: mi sembra di tornare ai vecchi tempi delle elezioni del rettore!)

    I siti che Boldrin usa sono affidabili? Mi spiego. Leggo che schedano circa 20 mila professori nel mondo: non è poco? Capisco che l’economia è una scienza ampiamente internazionalizzata, molto più di altre (ad esempio la storia, che in gran parte vive di compartimenti “stagni” nazionali). Ma l’assenza di questa professoressa dai vari ranking non potrebbe essere – banalmente – un problema dei ranking?

    Sulla qualità dei suoi studi non posso giudicare, ma quantitativamente – a detta di Google scholar – ha scritto/è citata quanto e più dei suoi concorrenti.

    In secondo luogo: Boldrin rivolge una domanda ai professori di Economia di Roma Tre: perché non gliela vai a rivolgere di persona?

  2. raffaelesaggio ha detto:

    (1 L’assenza dai ranking è semplicemente un effetto del fatto che Valeria Termini non fa ricerca, e quando lo prova a fare pubblica in Italiano e quindi in giornali assolutamente minori che non vengono infatti catalogati dai siti più famosi come ideas.repec.

    (2 In economia è molto semplice capire chi è più bravo di un altro. Basta vedere in quali giornali uno pubblica. Francesco Lippi è uno che ha paper pubblicati in Econometrica e in the American Economic Review. Scrivere lì è il più grande raggiungimento che uno studioso può aspirare anche perchè pubblicare su questi giornali è praticamente impossibile. La Prof. Termini è poco più di una burocrate anche se ha avuto incarichi in varie organizzazione di alto valore. Ma paragonare la sua ricerca a quella di un Lippi o uno Schivardi è come paragonare la mia carriera di panchinaro in serie C a quella di Kobe Bryant. E i concorsi in un paese normale si decidono in base alle pubblicazioni. Punto.

    (3 La domanda Boldrin l’ha rivolta direttamente ai suoi colleghi di Roma Tre (leggi la fine): http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Concorsi_manipolati:_il_caso_di_Roma_Tre

    Il punto è che conosce benissimo le dinamiche, chiamiamole così, agrarie e piddì che dominano quella facoltà e sa benissimo che un Fabiani o un Travaglini (che gli ha risposto sul Il Fatto, ho messo il link nell’intervista) di certo non ammetteranno mai di aver fatto una scelta politica nell’assegnare la cattedra a Valeria Termini. I (pochi) professori ancora validi si sono schierati dalla parte di Boldrin (Potestio) anche se mancano alcuni nomi importanti (Corsetti su tutti).

  3. lorenzobiondi ha detto:

    Mi spiace di non condividere il “metodo” del tuo idolo, ma ci sono alcune cose nella risposta di Boldrin sul Fatto che trovo veramente squallide:

    1. la Termini ha letto ENTRAMBI i suoi articoli (quello sul Fatto e quello sul blog) e risponde a ENTRAMBI. In quello di noisefromamerika appaiono in più l’accusa di «”prossimità ” ai poteri veri, quello politico e quello ministeriale» e il riferimento all’essere «anche consorte del Professor Salvatore Biasco (una testa veramente pensante della sinistra italiana)».
    Boldrin, sul Fatto, cade dalle nuvole come se queste accuse la Termini se le fosse inventate, e la accusa di avere la coda di paglia. Allora o gli articoli sul blog non li scrive lui, oppure pensa di poter sfruttare a proprio vantaggio (nell’argomentazione) la differenziazione del pubblico. Ne ha bisogno?

    2. Boldrin scrive che le istituzioni internazionali di cui la Termini fa parte sono «inutili» e ci si arriva «per nomina politica», e che per capirlo «basta leggere il sito». Magari ha ragione, ma un’argomentazione ridicola: non accetto che una pagina internet sia l’unico criterio di valutazione dell’utilità di un’istituzione dell’ONU, mi sembra un atteggiamento poco scientifico.

    3. per tutto l’articolo, Boldrin si rivolge alla professoressa Termini chiamandola «signora». Vorrei vedere come reagirebbe lui se qualcuno gli si rivolgesse con «signor Boldrin», e non «doctor Boldrin» (come ama autodefinirsi) o «professor Boldrin». Un po’ di educazione non guasterebbe.

    Poi – ribadisco – probabilmente ha ragione. Ma se ha ragione, Boldrin non dovrebbe ricorrere ad espedienti così miseri, che squalificano quanto ha scritto.

  4. raffaelesaggio ha detto:

    (1 Boldrin non è il mio idolo perchè è un Macroeconomista teorico. Mi piace perchè è uno che dice come stanno e le cose stanno che non sta nè in cielo nè in terra che in un concorso universitario dove si premia sulla base della qualità delle pubblicazioni vinca una Valeria Termini e non un Lippi o Schivardi. Sul metodo usato hai pienamente ragione ma: “who cares?”. Meglio denunciare con metodi probabilmente squallidi che non denunciare affatto.

    (2 Io infatti nella mia prima risposta ti dicevo che le istituzioni sono di qualità. Comunque sia, Boldrin voleva secondo me dire che fare parte di una istituzione presso l’ONU è assolutamente irrilevante dal punto di vista accademico e della ricerca. Ripeto: dimmi dove hai pubblicato e ti dirò che genere di Economista sei: Bravo o non bravo. Brunetta è ministro della PA ma come Economista vero e proprio non vale niente perchè ha zero pubblicazioni rilevanti. Tutto l’opposto di un Draghi che è tipo Dio.

    (3 Hai pienamente ragione. In questo, bisognerebbe prendere esempio da Perotti.

    • lorenzobiondi ha detto:

      Ieri sera ho sentito in tv (da qualche parte, non ricordo se a Ballarò) qualcuno che rievocava i vecchi tempi della Dc, quando se un Rumor qualsiasi si infuriava, esclamava “perbacco, mi consenta di dissentire”, mentre oggi è tutto un “vada a farsi fottere”…

      Non dico che “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma lo stile conta, il linguaggio non è mai neutro e ad usarlo male si rischia di far perdere di credibilità anche le cose più vere.

      Comunque ottima intervista, a quando il seguito? 😉

  5. raffaelesaggio ha detto:

    Lore non posso che essere d’accordo con te. Considera sempre però che Boldrin è un economista e non un politico. Si incazza delle cose che vede principalmente perchè se non lo facesse lui in pochi se ne accorgerebbero. Tutto il discorso del come è comunque di contorno per lui.

    Mandame il podcast 🙂

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